Vivere con un uomo è terribilmente inutile.
Abbastanza utile se cerchi il brivido di un esaurimento nervoso, ma del tutto inefficace se vuoi mantenere la stabilità mentale.
L'essere umano di sesso maschile non si rende assolutamente conto di quanto possa essere irritante vederlo ciondolare per casa senza un perchè cercando chissà cosa, aprendo una tantum il frigo e prendendo a caso quello che ci trova dentro, e tanti piccoli rituali che spesso compie in ambito familiare.
Analizziamo la giornata tipo di un uomo che, sfortunatamente, quel giorno, rimane a casa (quindi non te lo togli dalle palle per il lavoro):
1. si alza, quasi sempre non ricordandosi dove si trova pur essendo 10 anni che vive in quella casa;
2. si lava il viso, avendo premura di inondare il lavandino, lavato alle 5 di mattina dalla sfigata di turno, facendolo con una ritualità quasi apprezzabile (quasi!);
3. Prende il caffè già versato nella tazza, nel caso in cui non lo sia passa 5 minuti di panico nel capire dove possano essere nascoste le tazzine (tana per le tazzine!) e, dopo averle trovate, altri 5 minuti nel tentativo di versare il caffè nella tazzina (e un'altra buona parte sul tavolo) e metterci lo zucchero (più di quanto ne volesse, di solito);
4. Ora i gesti possono essere diversi: si mette al pc, e in questo caso ti sei assicurata 3-4 ore di tranquillità, oppure si mette a vedere la tv, e in questo caso sei fottuta, perchè anche se stai vedendo la cosa più interessante del mondo, la prima cosa che fa è cambiare canale, solitamente su qualcosa che a te non interessa minimamente;
5.Quando entra in bagno per farsi la doccia puoi anche camminare in ginocchio sui ceci pregando Dio di non odiarlo perchè non sa quello che fa: se ti va bene hai una piccola inondazione sul pavimento, una mutanda buttata distrattamente a terra, un accappatoio bagnato poggiato sul letto con le lenzuale appena stirate e cambiate;
6. Il rituale della barba e del lavaggio dei denti è molto simile al 2° punto, con la differenza che sul lavandino potrai ritrovare pezzi di dentifricio (con un tubetto aperto schiacciato al centro) e dolci nuvolette di schiuma da barba;
7. quando arriva il momento di vestirsi, nella maggior parte dei casi, non sa dove si trova la sua roba, e ti chiederà dove sono riposti i calzini; tu dirai "nel cassetto" e lui "quale cassetto?" e tu "quello dell'armadio" e lui "quale armadio?" e lì potrai anche prendere una rivoltella e sparargli, nessuno ti condannerà, è difesa personale, fisica e mentale, visto che in tutta casa c'è solo un fottutissimo armadio!!!!
8. Se esce (grazie Signore per avermi ascoltato!) tornarà nell'80% dei casi con una buona quantità di schifezze sotto le scarpe che non si toglierà, prima si farà un giretto in tutta casa per vedere se può essere utile a qualcosa (NO per Dio, non sei utile a nulla, leva quelle scarpe cristo!). Quando si toglierà le scarpe, dopo un oretta buona, non si preoccuperà più di darti una mano (dovete sapere che l'uomo concepisce i servizi in casa un pò come i lavori forzati, non possono quindi farli in abbigliamento da "riposo" ma devono avere una divisa, possibilmente a strisce bianche e nere, con tanto di scarpe da lavoro possibilmente antinfortunistiche; nel momento in cui se le levano, non si può più fare nulla)
9. A tavola diventa una specie di vorace predatore che non vede il cibo da giorni interi; il primo e il secondo, di solito,finiscono nello stesso piatto, con aggiunta di pane che non guasta mai. Quando poi finisce, le forze spese per nutrirsi non si trasformeranno mai per la proprietà transitiva in forza lavoro, quindi scordatevi di vederlo togliere un solo piatto dalla tavola. La cosa che ti fa saltare in bestia sarà quando verrà da te e ti chiederà di smezzare una mela con lui, perchè non gli va tutta, si sente leggermente pieno!;
10. Il pomeriggio di solito è di riposo, oppure di ore davanti alla play, che per un uomo sarebbe la stessa cosa; tutte le energie che tu useresti per fare qualcosa di costruttivo, lui le utilizza per inveire contro una scatola nera e dei pupazzetti 3d sullo schermo;
11. La cena è praticamente molto simile al pranzo, con la differenza che il signore chiede un piatto unico perchè si sente pieno: per piatto unico però lui intende comunque primo e secondo messi nello stesso piatto, con un pò di pane, che non guasta mai;
12. andando a letto ti dirà:"buona notte, ci vediamo domani" e tu risponderai sotto i denti "Buona notte, a domani...se ci arrivi"
Di solito una giornata di questo tipo è Domenica; se chiedete ad una donna sposata (o che convive) qual'è il giorno della settimana che preferisce vi risponderà il lunedì.. grazie signore per aver inventato il lunedì!!!!
Per conoscere me, adesso che avete conosciuto le fasi della mia entusiasmante vita, dovreste conoscere la gente che mi circonda.
Partiamo con la persona alla quale io voglio un bene unico, un bene che non può essere paragonato a quello per un genitore o un compagno: oggi parleremo di mia sorella.
Mia sorella è più grande di me di 1 anno, 1 mese e 1 giorno; quando eravamo piccole ci scambiavano per gemelle, credo perchè mia madre si ostinava a pettinarci nello stesso modo e a metterci orrendi vestitini con sopra zucchine e capperi, identici per entrambe se non nel colore.
Negli anni abbiamo sviluppato un gusto per l'abbigliamento assolutamente diverso che ha avuto il suo apice negli ultimi anni: io, povera studentessa di architettura più attenta alla comodità che alla forma, giro con i miei bei jeans e le mie camicette di burberry, le scarpe da ginnastica, e i capelli raccolti con un fermaglio perchè troppo lunghi (e troppo impegnativo andare dal parrucchiere e tagliarli).
Mia sorella è esattamente l'opposto: la sua scarpiera conta un 80ina di paia di scarpe, tutte col tacco, se non un paio di converse con stampa burberry e un paio di hogan comprate per passarci la pasquetta (non potendo indossare scarpe col tacco). Ogni scarpa ha una storia, è abbinata ad un vestito (verdi, viola, oro, argento, rosse, rosa, gialle, col fiocco, con le stringhe, con lo swaroski, con farfalle, con pepite, con il tacco 12, 13, 5, 18... con la punta aperta, chiusa, alla chanel, ballerine, stivali, sandali---continuo?). Naturalmente l'elenco delle sue scarpe è una piccolissima parte dell'elenco che si potrebbe fare delle borse: di tutti i colori, di tutte le grandezze, di qualsiasi lunghezza della tracolla, con le fantasie più disparate.
Spostandoci nel reparto abiti, possiamo anche mettere la macchinetta del caffè sul fuoco e prepararci alle ore più interminabili della nostra vita; vi dirò solo una cosa. La nostra camera è composta da un armadio che percorre tutto il muro per una lunghezza di 5 metri circa.
Per 2,5 metri l'armadio è riservato alla sua roba, per l'altra metà alla mia; da quando io vivo a Roma la sua roba occupa 5 metri di armadio. Ogni volta che ho intenzione di tornare a casa per qualche giorno, la supplico di farmi trovare almeno un cassettino vuoto, cosicchè io possa svuotare la mia valigia dai miei inutili stracci. Ogni volta che torno, naturalmente, quel cassetto vuoto non lo trovo mai.
In più, da quando mio padre è andato via di casa, ha lasciato un armadio intero a sua disposizione che lei ha pensato bene di riempire della sua roba. E vogliamo parlare degli accessori? Orecchini, anelli, collane, braccialetti di ogni colore, forma, tipo, dimensione.
A Valencia il suo ultimo acquisto è stato un paio di orecchini della modica cifra di 50 euro dove, da una parte c'è alice nel paese delle meraviglie e, dall'altra, il bianconiglio.
Nulla di talmente inutile poteva essere comprato da una persona normale... da una persona normale, appunto, ho detto bene...
Perchè mia sorella non è normale, è, come dice mio padre, un essere mitologico di rara bellezza (e per fortuna rara se non unica) metà donna e metà buste della spesa...
..quando la mattina del 7 gennaio 2002 mi svegliai e mi guardai allo specchio, non vidi nulla di così eclatante da farmi pensare "cazzo sono maggiorenne"!
Quella mattina non andai a scuola, decisi che il regalo che mi sarei fatta per la mia maggiore età serebbe stato andare a donare il sangue. Il mio allora ragazzo mi passò a prendere da casa, alle 8 circa, ci dirigemmo verso l'ospedale ed io, con la mia bella carta di identità che dimostrava il compimento dei miei 18 anni, mi diressi verso il reparto dell'avis... passarono 5 secondi di panico nel tentativo di aprire la porta di vetro opaco, quando una figura candida, di bianco vestita, girò la maniglia dall'altra parte della porta... intravidi la sua figura attraverso il vetro, subito dopo un sorriso a 54 denti mi accolse nel fantastico mondo del plasma e dei globuli rossi.
Stavo per entrare quando, con aria calma e quasi ridacchiando (brutta stronza!) la candida figura mi chiese:"cosa desidera?" ed io "vorrei donare il sangue, sa oggi è il mio diciottesimo compleanno, non sono andata a scuola per questo.." e prima che io finissi di dire tutto questo, lei scuotendo la testa risponse " metti 10 chili in più e ritorna"...
Tutto questo per spiegarvi il concetto più semplice del mondo: "essere maturi è, la maggior parte delle volte, avere la possibilità di fare ciò che si vuole, ma, purtroppo, non avere i mezzi per farlo"
La mia adolescenza non è stata traumatica. Non capisco perchè le 15enni di oggi debbano dare la colpa delle loro frustazioni e insofferenze ai genitori, alla scuola, alla vita grama che hanno (naturalmente senza mai dimenticare che non si può vivere senza un paio di converse rosa o l'ultimo cd di Avril Lavagna, come l'ho sentita nominare da qualcuno in tono scherzoso). Per i miei anni d'oro non ci sono stati problemi psicologici, grandi litigi con i miei genitori ed incomprensioni a scuola.
L'unico trauma adolescenziale l'ho avuto i primi due anni di liceo quando, arrivata alle scuole superiori, mi sono scontrata con l'essere più viscido e inutile del mondo, il prof. di Matematica.
Alle scuole medie adoravo la matematica, ero una di quelle persone che finiva i compiti in un quarto d'ora ed aiutava gli altri a svolgere i problemi, per me, a detta del prof. delle medie, si prospettava un futuro da fisica o da genio matematico.. quanto si sbagliava!
Il professore del liceo era un essere viscido alto un metro e 30, profondamente depresso sessualmente a causa di un matrimonio combinato con una riccona del nostro paese. Lui era siciliano, baffetti neri, mollettone con chiavi attaccato ai passanti del pantalone, scarpe sporche, camicia con cambio settimanale, occhi vitrei e dita lunghe e schifose... insomma non era un uomo, era un gremlin!
In più codesto essere era noto per aver molestato una ragazza che, all'epoca, faceva il quinto anno, e voci di corridonio dicevano che era consuetudine, per lui, fare il filo alle ragazzine.
Tutto questo mi sconvolse a tal punto che inizia a disprezzare la materia che insegnava. Naturalmente non arrivai a insufficenze o compiti da 2, ma la mia passione per la matematica divenne direttamente proporzionale alla mia passione per chi me la insegnava. Sognavo tutte le notti che il mio professore delle medie mi rapisse con un cavallo bianco e mi portasse nel magico mondo degli algoritmi, spiegarndomi tutto quello che volevo sapere sul mondo dei numeri.
Un giorno, uscita prima da scuola, passai dalla mia vecchia scuola per salutare gli insegnanti e, quando lo incrociai per i corridoi, scoppiai a piangere. Non ho mai avuto il coraggio di dirgli che stavo lentamente sprofondando in un odio per i calcoli e le radici quadrate, gli avrei dato un dolore troppo grande, ma credo che nel profondo del suo cuore comprese che c'era qualcosa che non andava e questa cosa riguardava indirettamente anche lui.
Per furtuna la tortura durò solo il primo biennio; un giorno ero a casa con un mio amico di scuola per studiare, facevamo il quarto anno credo, e nel prenderci una pausa e ricordare alcuni aneddoti degli anni trascorsi, mi confidò che durante i primi due anni di liceo, il suo divertimento preferito con Leo, compagno di banco, era contare durante la giornata le volte che il prof. di Matematica mi guardava le tette, e no ne contavano solo un paio...
Due giorni dopo incrociai per strada il professore delle scuole medie, lo abbracciai, ci fermammo a parlare un pò e poi ognuno proseguì per la sua strada... mentre una lacrima mi rigava la guancia nascosta dagli occhiali scuri, ricordai com'era bella la matematica quando ad insegnarmela era lui...
Superata l'età infantile sono entrata in quella della pubertà. Gli anni delle scuole elementari sfuggono alla mia memoria, forse per timore che vengano di nuovo alla luce antiche paure nascoste: la maestra di italiano e grammatica delle elementari era ciò che si potrebbe chiamare, con un francesismo, una ROMPICOGLIONI. Arrivava in classe ogni mattina e, sfogliando il giornale al contrario (sintomo di un evidente disturbo mentale) voleva che qualcuno di noi le facesse un massaggio.
Quello di matematica, un uomo, soffriva evidentemente di qualche sindrome d'abbandono, e così nella nostra classe c'era la sua NIPOTINA, non pronipote, nipote di 5° grado...no, proprio la figlia di sua figlia!!
Ma naturalmente cosa ci si può aspettare da un nonno che insegna a sua nipote? Le situazioni più melense, in cui la suddetta nipote era coccolata e trattata come una principessa, si alternavano a sberle incredibili se sbagliava 4+6; se gli stessi schiaffi li avesse tirati a qualcun'altro, ad ESEMPIO, a me, credo che avrei gridato talmente forte da rompere i vetri della scuola.
E poi c'era lei, l'antonomasia della maestra, il guru dell'insegnamento (sapete benissimo che, secondo la tradizione, ognuno di noi ha 5 guru: la madre, il padre, l'insegnante, colui che impartisce il sapere, il fratello maggiore ed il superiore). Lei arrivava in classe solitamente in abito da casa (definizione che un giorno svilupperò lo prometto) con le buste della spesa in mano e, mentre spiegava la geografia o la storia (materia che non aveva studiato,avendo lei una scarsa quinta elementare, ma Vissuto, poichè aveva 180 anni circa) sbucciava mandarini e mangiava. Credo che, una volta tornata a casa, le imprecazioni del marito si sprecavano: "Porca vacca, t'avevo dato 3 mila lire per comprare la frutta ma dov'è???". Se solo il coniuge si fosse fatto un giro tra le buste d'immondizia della nostra aula, avrebbe svelato il mistero della frutta scomparsa. Giorni fa camminando per il mio ridente paesello prima di rientrare e Roma, incredibile ma vero, l'ho incontrata!Eh si amici, è ancora viva, camminava per la strada con delle buste semi vuote e mangiava mandarini...
Penso che la mia vita abbia già superato 4 fasi importanti della crescita di ogni individuo. L'infanzia, la pubertà, l'adolescenza, e la maggiore età (che anagraficamente dovrebbe coincidere col raggiungimento dei 18 anni, quando non sei abbastanza grande per andare in viaggio con gli amici ma sei abbastanza grande per stare a casa col cane da sola mentre i tuoi se ne vanno in vacanza con gli amici).
Visto che vi devo rompere le scatole necessariamente, analizzeremo passo dopo passo le varie fasi della mia vita.
L'infanzia: la mia infanzia è stata segnata da fatti aghiaccianti e degni di un libro si Stephen King. Appena nata l'ho scampata bella sulla scelta del mio nome. Mia sorella, più grande di un anno, s'era beccata un nome fantastico, Hatma, che significa Anima (deriva dal Mahatma Ghandi).Io, invece, dovevo avere per scelta di mio padre un nome italiano, anzi... ROMANO.
Le opzioni si sprecarono, tra un Fulvia, Ottaviana, Flaminia, ci mancava che comparisse anche Cassia e che mi si disegnasse la cartina di Roma sulla schiena.
Un giorno, mio padre propone a mia madre, come se già la gravidanza non la stesse portando lentamente verso la psicosi, di aggiungere come secondo nome (secondo a quale nome poi?) quello di mia zia, sorella di mio padre: VIVIANA!!!
Grazie al CIELO, mia madre disse che avrebbe preferito abortire piuttosto che mettermi un secondo nome come questo e, in generale, qualsiasi secondo nome...
Il giorno della mia nascita, mio padre si convince sul nome Flavia.
Ero la più piccola e questo mi portava una serie di vantaggi e di svantaggi: mia sorella non mi vedeva di buon occhio, tentò di staccarmi un mignolo a morsi mentre stavo nella culla (2 anni dopo mi vendicai in un ristorante di Vienna cercando di strapparle un pezzo di carne dalla schiena, sempre con i denti), e iniziò ad avere dei disturbi della parola... più che disturbi diciamo che non parlava proprio più... e questo la costrinse ad andare dal logopedista.
Ora dovete sapere che da quando ho memoria tutte le cose che faceva mia sorella dovevo farle, automaticamente, anche io.
Mia madre dice che ero io a volerla imitare e seguire, ma ho il vago sospetto che, liberandosi di mia sorella mandandola dal logopedista, volesse togliersi dai coglioni anche me.
Quando i conflitti con mia sorella furono risolti, e quando riacquistò l'uso della parola (i miei ancora si chiedono se fosse stato un bene mandarla dal logopedista), iniziammo a diventare, da nemiche, inesorabilmente complici.
Mia madre dormiva bellamente sul divano di casa, un giorno, quando la vicina suonò alla porta dicendole che dal nostro balcone cadeva dell'acqua.. più che cadere stava completamente innaffiando la strada. Arrivata in bagno scoprì che io e mia sorella, imitando il draghetto dei cartoni che ripeteva "voglio fare il pompiereeeeeee" stavamo refrigerando la strada, le persone e le macchine, perchè sospettavamo che il caldo torrido di luglio potesse provocare un incendio..
Un giorno stavamo a casa dei miei nonni materni e, mentre mia madre parlava con mia nonna, io e Hatma giocavamo nella nostra stanza dei giochi, piena di qualsiasi cosa potesse desiderare una bambina, ma moltiplicata per due, essendo noi due appunto.
Ignorando tutti i giochi di nuova tecnologia, il nostro obiettivo quel pomeriggio era volare. Ci mettemmo in piedi su due sedie uguali e, tenendoci la mano, dicemmo "contiamo fino a tre e poi ci buttiamo". La mia giovane età non mi fece sorgere ASSOLUTAMENTE il dubbio se saltare al tre o dopo il tre, davo per scontato che al tre dovevamo andare giù. Così feci ma i miei calcoli si rivelarono sbagliati: trascinai con me mia sorella che, non avendo preso lo slancio, si ritrovò di faccia a terra, per fortuna (grazie nonno per averci pensato) sulla moquette, ma con un labbro semi rotto.
Dopo 4-5 di questi avvenimenti, senza che mia madre dicesse nulla, capimmo che era ora di finirla di fare le idiote e iniziare a tutelare di più la nostra salute fisica e mentale... sul secondo obiettivo, però, non ci siamo impegnate abbastanza...
Io sono una ragazza inguaribilmente romantica!!!
Il mio romanticismo ha avuto i suoi massimi storici durante l'età adolescenziale; il mio portafogli ha iniziato a riempirsi di scontrini del cinema dove sul loro retro comparivano scritte come " questo è il primo film che abbiamo visto insieme, data e ora, nome, baci baci, ti amo" e così per qualsiasi cosa stupida, dalla prima lattina di coca cola comprata al bar allo scontrino del ristorante... quando un rapporto finiva il portamonete di turno prontamente veniva svuotato di tutto per essere riempito di nuovi melensi messaggini ricordo; quando poi non mi si chiudeva davo la colpa alle troppe monete al suo interno...
Ora, una ragazza come me (?) può incontrare nella sua vita due tipi di uomini, scartando a priori i romantici poichè, per la regola che gli opposti si attraggono, non ci interesserebbe un ragazzo romantico nemmeno se fosse l'uomo della nostra vita (oltre ad essere romantiche siamo, purtroppo, anche un pò masochieste). Quindi rimangono altre due tipologie di uomini:
1. I menefreghisti;
2. Quelli che erano romantici in passato ma, a causa delle vicende
negative della vita, sono diventati menefreghisti.
A me, indovinate, sono capitate entrambe le categorie.
La prima tipologia l'ho incontrata a 14 anni: il mio primo vero ragazzo, quello che puoi presentare ai tuoi e che può tenerti la mano a suola (facevo il primo liceo era una figata per me), che ti accompagna col motorino dove vuoi e che ti compra il gelato. Non è stato nulla di tutto questo; al posto del gelato mi comprava le sigarette e mi ha fatto conoscere il meraviglioso mondo della nicotina (Chicco, te ne sono infinitamente grata per questo, GRAZIE!), penso che l'unica cosa di dolce che mi abbia regalato sia stata una scatola mi mon cherì a San Valentino, scoprendo in seguito che me l'aveva comprata sua madre (che mi adorava, altra storia che devo capire, perchè le madri dei miei ragazzi vorrebbero essere i loro figli per stare con me, mi adorano... ma ne parleremo in un altro post), invece di venirti a prendere col motorino pretendeva che tu usassi il tuo e che, visto che c'eri, passassi a prendere anche lui... immaginate anche che un tipo così da presentare ai genitori manco a parlarne, ma non perchè non volesse lui, proprio perchè capisci che non è assolutamente il caso!!!!
La tipologia n°1 è probabile che una ragazza come me lo incontri anche per tutta la vita, se non se ne rende conto (nella maggior parte dei casi non se ne rende conto), nel mio caso, credo di averlo scartato a priori dopo il rovinoso finale che ebbe la mia storia...
Arriviamo ora alla seconda tipologia, quella con la quale, attualmente, ho una relazione stabile e matura da circa 2 anni (lui nel suo blog dice che sono 3, mi dovrei domandare con chi crede di essere stato nell'anno in cui io non c'ero... ho paura che soffra di disturbi maniaco-depressivi e creda di essere stato perseguitato da me tutto l'anno precedente al nostro incontro).
Questa tipologia di uomo passa la prima parte della vostra relazione a raccontarvi delle sue avventure amorose precedenti; sai per certo che con una ragazza c'è stato 50 anni e doveva anche sposarsi, che era bellissma, ironica, intelligente, e che si sono lasciati senza un motivo reale, solo perchè essendo la loro prima storia d'amore, quella VERA, doveva finire perchè così è scritto da qualche parte.
Inizia così un elenco assurdo di cose che lui ha fatto per le sue ex: speso milioni in negozi d'abbigliamento per lei, organizzato feste a sorpresa, portata in viaggio, ci mancava il solitario da 1 carato e allora potevo anche spararmi direttamente nella bocca per soffrire di meno...
Naturalmente non può essere solo una storia da "romeo&giulietta" a indurirlo; come da copione ne servono almeno due e, in effetti, la seconda c'è stata... stessa manfrina di regali, sorprese, viaggi, notti appassionate, per poi ritrovarsi con il cuore spezzato e la voglia di farla pagare a tutta la razza femminile sulla faccia della terra.
Quando è il tuo turno, devi scordarti tutto quello che ha fatto con le altre, perchè ormai lui ha capito come va la vita (e meno male, pensa se non l'avesse capito) quindi farà di tutto per non farti innamorare di lui, tentativo vano visto che ti taglieresti un braccio per poterlo avere, non ti dirà ti amo almeno per un anno e, naturalmente, i regali non dimostrano nulla, l'amore viene dimostrato in altro modo.
Adesso che la nostra relazione è stabile da due anni, posso dire che, forse, un uomo così è meglio di uno romantico e di uno menefreghista (so che leggerà il blog quindi devo dirlo) anche perchè se poi si innamora di te, cosa che a lui è accaduta, effettivamente ti può dare molto poichè ha messo da parte la paura di soffrire... non che non ci sia eh, l'ha messa in conto, ma evidentemente la gioia di stare con te va oltre la sua stessa paura di avere un altra volta il cuore spezzato...
Quando i tuoi genitori divorziano e tu hai 9 anni, è traumatico....
Quando ne hai 14 è da psicologo......
nessuno ti spiega com'è se i tuoi divorziano quando di anni ne hai 21....
Ora, gli aspetti positivi dell'essere preadolescente o adolescente quando i tuoi prendono la giusta decisione di mandarsi a fanculo, è che qualsiasi cosa tu chieda, per paura che un rifiuto possa essere dannoso alla tua salute mentale, la avrai: giocattoli, abiti, viaggi, hai persino due case, due stanze e tutto viene moltiplicato per due perchè non solo non devono farti mancare nulla (i due genitori sempre) ma uno deve dimostrare all'altro che sa darti tutto quello che vuoi a costo della sua vita e del suo portafoglio.
Quando divorziano e di anni ne hai 21 le cose cambiano; i capricci non puoi farli, sarebbe alquanto immaturo (poi dipende anche se sei uomo o donna, un giorno analizzeremo i punti di vista di un figlio con genitori divorziati e di una figlia con genitori divorziati), non chiedi giocattoli perchè si presume che tu no ne faccia più uso (il mio cassetto però ucciderebbe questa teoria) e, nel mio caso, l'idea di avere due stanze non te ne può fregare alquanto, vivendo tu ormai da 5 anni a 400 km di distanza dalla loro residenza.... da entrambe le loro residenze...
Bisognerebbe scrivere un manuale del/della perfetto/a figlio/a con genitori divorziati (con tutte le varie sfumature dei due sessi come sopra citato)
Sarebbe meglio che due persone, dopo aver sfornato un paio di pargoli innocenti (se proprio devono eh!Perchè l'ideale sarebbe non arrivare nemmeno al "si" davanti a Dio) decidano di comune accordo di fare che cavolo gli pare, senza rompersi le scatole a vicenda e senza romperle, a chi prima a chi dopo, agli innocenti pargoli in questione.... tanto prima o poi arriva il momento.... i miei c'hanno messo 25 anni di matrimonio e 10 di fidanzamento per capire che si stavano sulle palle, i tuoi potrebbero capirlo molto prima... o molto dopo.... naturalmente, a seconda dei casi......
Il blog che ho creato, oggi 5 settembre 2006, ha lo scopo di illustrare a voi ignari lettori le rogne di una 22enne fuggita da un paese e approdata in una città che si chiama Roma.
Una sorta di confessionale pubblico sui disagi della mia età, della mia vita, delle mie relazioni interpersonali e del mio rapporto con tutto ciò che mi circonda, sia animato che inanimato.
Buon divertimento.....
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